Otite esterna: dolore all'orecchio dopo il bagno al mare

L’otite esterna è l’infiammazione della pelle che riveste il condotto uditivo, cioè il canale che porta dall’orecchio esterno al timpano. Si riconosce da un dolore che aumenta in modo netto quando si tocca l’orecchio, tirando il padiglione o premendo il trago, la piccola sporgenza davanti al canale, e si accompagna a prurito, senso di orecchio chiuso e talvolta a una perdita di liquido. Nella maggior parte dei casi nasce dal ristagno di acqua dopo un bagno al mare o in piscina, per questo viene chiamata anche otite del nuotatore. Con la terapia giusta migliora in 48-72 ore e si risolve in 7-10 giorni.

È il motivo di visita più frequente nei nostri ambulatori tra luglio e settembre. Arriva sempre nello stesso modo: una giornata al mare, la sera un fastidio strano, la notte un dolore che non fa dormire e che nessun antidolorifico sembra togliere del tutto.

Perché l’otite esterna arriva dopo il mare o la piscina

Il condotto uditivo ha una difesa naturale che funziona benissimo finché la lasciamo lavorare: il cerume. È leggermente acido, idrorepellente, e tiene la pelle del canale protetta da batteri e funghi. L’acqua che ristagna dopo il bagno fa esattamente il contrario. Ammorbidisce quella barriera, alza il pH, macera la cute. A quel punto basta una microlesione perché i batteri, in genere Pseudomonas aeruginosa e Staphylococcus aureus, trovino terreno libero.

Sulla costa fra Giovinazzo, Molfetta e Bisceglie ci sono due aggravanti che vediamo ogni estate. La prima sono le calette rocciose e i porti, dove l’acqua è più ferma e più calda di quella al largo. La seconda è l’abitudine di fare più bagni al giorno per settimane di fila: il condotto non ha mai il tempo di asciugarsi davvero.

Poi ci sono i fattori che dipendono da noi:

  • Cotton fioc: rimuovono la protezione e graffiano la pelle. Sono la prima causa evitabile in assoluto.
  • Auricolari e apparecchi acustici tenuti a lungo, che occludono il canale e trattengono umidità.
  • Pulizie troppo aggressive, comprese quelle fatte con getti d’acqua a casa.
  • Pelle predisposta: chi ha dermatite seborroica, eczema o psoriasi si infiamma più facilmente.
  • Diabete e difese immunitarie basse, che rendono le forme più aggressive e più lente a guarire.

Otite esterna: sintomi da riconoscere

I sintomi dell’otite esterna seguono quasi sempre lo stesso ordine. Prima il prurito, che dura un giorno o due e viene sottovalutato. Poi il dolore, che cresce in fretta. Infine la sensazione di orecchio tappato, perché il condotto si gonfia e si restringe.

Il segno che conta più di tutti è il segno del trago: se premi la piccola sporgenza cartilaginea davanti al canale, o se tiri il padiglione verso l’alto e indietro, il dolore aumenta subito. Nell’otite media questo non succede. È una distinzione che puoi fare da solo in due secondi, prima ancora di arrivare in ambulatorio.

Gli altri segni tipici:

  • otalgia intensa, spesso peggiore di notte e sproporzionata rispetto a quello che si vede da fuori;
  • otorrea, cioè fuoriuscita di liquido chiaro, giallastro o francamente purulento;
  • calo dell’udito e voce che rimbomba nella testa, per il restringimento del canale;
  • arrossamento e gonfiore all’ingresso del condotto, a volte anche del padiglione;
  • linfonodi dolenti davanti o sotto l’orecchio;
  • febbre bassa o assente. Se la febbre è alta, il quadro va rivalutato.

Otite esterna o otite media? Come distinguerle

Le due cose si curano in modo diverso, quindi confonderle costa giorni di dolore inutile. Questa tabella riassume le differenze che usiamo in visita.

ElementoOtite esternaOtite media
Come iniziaDopo bagni, piscina, uso di cotton fiocDopo raffreddore, rinite, mal di gola
Dolore toccando l’orecchioAumenta chiaramente (segno del trago positivo)Non cambia
Tipo di doloreSuperficiale, urente, con prurito inizialeProfondo, pulsante, a fitte
FebbreRara o modestaFrequente, spesso elevata nei bambini
OtoscopiaCondotto gonfio e arrossato, timpano spesso non visibileTimpano estroflesso e iperemico, condotto normale
Stagione tipicaEstateAutunno e inverno

Nei casi dubbi, e sono più di quanti si pensi, l’unica risposta certa arriva dall’otoscopia. Se vuoi approfondire tutte le forme, dalla media alla cronica, trovi il quadro completo nella nostra pagina sulle otiti.

Quanto dura un’otite esterna

Con una terapia impostata correttamente il dolore inizia a calare entro 48-72 ore e la guarigione completa arriva in 7-10 giorni. Il prurito residuo può accompagnarti ancora per qualche giorno dopo, ed è normale: la pelle del condotto si sta rigenerando.

Quello che non è normale è non vedere nessun miglioramento dopo tre giorni di cura. In quel caso le possibilità sono tre: il condotto è talmente pieno di detriti che le gocce non arrivano dove devono, si tratta di una forma micotica e non batterica, oppure il germe è resistente al farmaco scelto. Tutte e tre richiedono una rivalutazione, non una seconda scatola dello stesso prodotto.

Le forme che si trascinano per settimane, o che tornano ogni estate, meritano un discorso a parte. Un’otite esterna cronicizzata può mantenere il condotto ristretto e lasciare un calo dell’udito che non si recupera da solo.

Come si cura l’otite esterna

La cura dell’otite esterna poggia su tre pilastri, e il primo è quello che a casa non si può fare.

  1. Pulizia del condotto sotto visione. Prima di qualsiasi farmaco bisogna svuotare il canale da detriti, secrezioni e cerume macerato. Si fa con aspirazione o micro-strumenti, guardando con l’otoscopio o al microscopio. Senza questo passaggio le gocce restano ferme all’ingresso e non toccano la pelle infiammata: è la ragione numero uno per cui una terapia corretta sembra non funzionare.
  2. Terapia topica. Gocce auricolari con antibiotico, quasi sempre associato a un cortisonico per abbattere gonfiore e dolore. Quando il condotto è talmente chiuso da non lasciare passare nulla, si posiziona una piccola medicazione espansibile che porta il farmaco fino in fondo. Se c’è il sospetto di una perforazione del timpano la scelta del principio attivo cambia: alcune molecole non vanno usate a timpano aperto.
  3. Controllo del dolore. Paracetamolo o antinfiammatori nei primi giorni, quando il dolore è al massimo.

L’antibiotico per bocca serve in una minoranza di casi: infiammazione estesa oltre il condotto, febbre, diabete, difese immunitarie compromesse. Prescriverlo di routine non accorcia i tempi e alimenta le resistenze.

E le forme da funghi? Esistono, sono più frequenti dopo cicli ripetuti di gocce antibiotiche, e si vedono all’otoscopia come un materiale biancastro o grigio-nerastro simile a carta assorbente bagnata. Richiedono antimicotici topici e, soprattutto, una pulizia meccanica accurata.

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Cosa non fare mai con un’otite esterna

Ci sono cinque errori che vediamo ripetersi ogni estate, e ognuno di questi allunga i tempi di guarigione.

  • Continuare a fare il bagno. Niente mare, niente piscina, niente doccia con l’acqua diretta nell’orecchio finché non è guarito. Sotto la doccia, un batuffolo di cotone con un velo di vaselina all’ingresso del canale.
  • Usare cotton fioc per “asciugare” o “pulire”. Spingono i detriti in profondità e traumatizzano una pelle già infiammata.
  • Mettere olio, aglio, alcol o rimedi casalinghi. Su un condotto infiammato bruciano, e se il timpano è perforato possono fare danni seri.
  • Riutilizzare le gocce di un’altra volta. Il flacone aperto da mesi non è più sterile e il farmaco può essere quello sbagliato per questa infezione.
  • Aspettare che passi da sola. A differenza di molte otiti medie, l’otite esterna raramente si autolimita: il gonfiore chiude il canale e il quadro si autoalimenta.

Otite esterna nei bambini

Nei bambini l’otite esterna estiva è comune quanto negli adulti, ma va distinta dall’otite media, che resta la forma più frequente sotto i sei anni. Il campanello d’allarme è lo stesso: il bambino si lamenta quando gli tocchi l’orecchio, non vuole appoggiare quel lato sul cuscino, si gratta. Spesso non c’è febbre.

Due accortezze pratiche che funzionano davvero: asciugare le orecchie dopo ogni bagno inclinando la testa da un lato e tamponando solo l’ingresso, e non usare i tappi in silicone generici, che spesso peggiorano il ristagno invece di prevenirlo. Per un inquadramento pediatrico completo è utile la scheda dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Se le otiti tornano più volte l’anno, il problema di fondo può essere altrove: adenoidi ingrossate, allergie respiratorie, ristagno di catarro. In questi casi la valutazione va estesa con una endoscopia delle vie aeree.

Otite esterna maligna: quando diventa una cosa seria

Il nome spaventa e non ha nulla a che vedere con i tumori. L’otite esterna maligna, o necrotizzante, è un’infezione che dal condotto si estende all’osso della base cranica. Colpisce quasi esclusivamente persone anziane con diabete non ben controllato o pazienti immunodepressi.

I segnali che impongono un controllo urgente sono precisi: dolore violento soprattutto notturno che non risponde agli antidolorifici, otorrea che non si arresta dopo settimane di terapia, tessuto di granulazione sul pavimento del condotto, in fase avanzata debolezza dei muscoli di un lato del viso. È rara, ma va riconosciuta presto perché richiede antibiotici mirati per settimane e un monitoraggio stretto.

Come prevenire l’otite esterna la prossima estate

Chi l’ha avuta una volta ha buone probabilità di riaverla, quindi vale la pena cambiare qualche abitudine.

  • Dopo ogni bagno, inclina la testa da entrambi i lati e lascia defluire l’acqua. Tampona solo il padiglione.
  • Se serve, asciuga con il phon all’aria tiepida, a venti centimetri di distanza, per pochi secondi.
  • Abbandona i cotton fioc. Il cerume in eccesso si rimuove in ambulatorio, non a casa.
  • Chi nuota tutti i giorni può valutare tappi su misura, modellati sul proprio condotto.
  • Se accumuli molto cerume, fai una rimozione del tappo di cerume a inizio stagione, prima e non dopo le vacanze.
  • Se hai eczema o dermatite, tienili sotto controllo anche fuori stagione.

Un centro dove la diagnosi e la cura avvengono nello stesso posto

Al Centro ORL Curatoli otoscopia, pulizia del condotto e terapia avvengono nella stessa visita otorinolaringoiatrica, senza rimandarti altrove. Se cerchi un otorino a Bari senza attese lunghe, siamo a Giovinazzo: telefona allo +39 080 3947 222.

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Domande frequenti sull’otite esterna

Come capire se si ha un’otite esterna?

Il test più semplice è premere il trago, la sporgenza davanti al condotto, o tirare delicatamente il padiglione: se il dolore aumenta in modo netto, si tratta quasi sempre di otite esterna. Sono tipici anche il prurito iniziale, la sensazione di orecchio chiuso e la comparsa dei sintomi dopo bagni al mare o in piscina. La conferma arriva dall’otoscopia, che mostra il condotto arrossato e gonfio.

L’otite esterna passa da sola?

Raramente. Il gonfiore restringe il condotto, i detriti si accumulano e l’infiammazione si autoalimenta, quindi nella maggior parte dei casi il quadro peggiora invece di risolversi. Con pulizia del condotto e gocce mirate il dolore cala in 48-72 ore, mentre aspettando si rischiano settimane di sintomi e un calo dell’udito che si trascina.

Quanto dura il dolore dell’otite esterna?

Il dolore è massimo nelle prime 48 ore e comincia a calare entro due o tre giorni dall’inizio della terapia corretta. La guarigione completa richiede in media 7-10 giorni, con un prurito residuo che può durare qualche giorno in più. Se dopo 72 ore non c’è alcun miglioramento, serve una nuova valutazione: può trattarsi di una forma micotica o di un condotto ancora ostruito.

Si può fare il bagno con l’otite esterna?

No, finché l’infiammazione non è risolta. L’acqua mantiene la macerazione della pelle e vanifica la terapia, allungando i tempi di guarigione. Anche sotto la doccia conviene proteggere l’ingresso del condotto con un batuffolo di cotone leggermente vaselinato, e si può tornare in acqua solo dopo il via libera dello specialista, in genere una decina di giorni dopo.

Serve l’antibiotico per bocca?

Nella maggior parte dei casi no: la terapia topica con gocce antibiotiche e cortisoniche è sufficiente, perché raggiunge una concentrazione molto più alta proprio dove serve. L’antibiotico sistemico è riservato ai quadri in cui l’infezione si estende oltre il condotto, in presenza di febbre, o nei pazienti diabetici e immunodepressi, che hanno un rischio maggiore di complicanze.

Perché mi viene l’otite esterna tutte le estati?

Le recidive dipendono quasi sempre da tre fattori: un condotto uditivo stretto o particolarmente tortuoso, l’abitudine a pulire le orecchie con cotton fioc e una pelle predisposta come nella dermatite seborroica. Anche l’uso quotidiano di auricolari contribuisce. Un controllo a inizio stagione, con rimozione del cerume in eccesso e indicazioni personalizzate sulla protezione in acqua, riduce nettamente il rischio.

L’otite esterna può far perdere l’udito?

Durante l’episodio acuto è normale sentire meno da quell’orecchio, perché il condotto gonfio e pieno di detriti ostacola il passaggio del suono, ed è un calo temporaneo che rientra con la guarigione. Se invece l’ipoacusia resta anche dopo la risoluzione dell’infiammazione, va indagata con un esame audiometrico, perché può nascondere un tappo residuo, una perforazione o un problema dell’orecchio medio.

Dott. Francesco Paolo Curatoli

Scritto da Dott. Francesco Paolo Curatoli

Otorinolaringoiatra

Otorinolaringoiatra con oltre 30 anni di esperienza e più di 2000 interventi di chirurgia ORL. Al Centro ORL Curatoli di Giovinazzo segue il paziente dalla prima visita all'intervento e ai controlli: chirurgia del naso e rinoplastica, otochirurgia, apnee notturne e vertigini.

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