Sordità
La sordità (ipoacusia) è una patologia dai risvolti sociali importanti, come altri deficit sensoriali (vista). Poco accettata dal paziente che è portato a pensare che siano gli altri a parlare a bassa voce e non lui a non sentire. Aumentare il volume della TV per riuscire a sentire e comprendere, non ci fa rendere conto del fatto che le persone intorno a noi sentano molto forte ed abbiano fastidio. Si perde il senso del rapporto con gli altri e dello stare in comunità. Le persone intorno a noi, i nostri familiari o amici ci escludono dalla conversazione perché devono gridare o ripetere, noi ci isoliamo perché quando ci accorgiamo di non sentire e capire, abbiamo vergogna a chiedere di ripetere. Le protesi acustiche vengono viste come un ausilio che rende manifesto il nostro handicap.
Le patologie dell’orecchio che determinano sordità sono molte e coinvolgono sia l’orecchio medio che l’orecchio interno. Le patologie dell’orecchio medio (otiti, esiti di otiti, perforazioni del timpano, alterazioni della catena degli ossicini, otosclerosi) possono essere risolte con un intervento chirurgico con recupero dell’udito, completo o parziale, in grado di migliorare i livelli di ascolto del paziente. Le patologie dell’orecchio interno cioè dell’organo sensoriale, la coclea, non possono essere migliorate con interventi. La correzione della sordità determinata da queste patologie è correggibile con una protesi acustica.
Gli apparecchi acustici o protesi acustiche, sono oggi di piccole dimensioni e sono dispositivi elettronici di elevatissima qualità. La nano tecnologia consente di contenere in spazi molto piccoli uno strumento digitale di elevata efficienza. Le remore sulla qualità degli apparecchi spesso sono frutto dell’esperienza non positiva di familiari di generazioni precedenti che hanno avuto a disposizione apparecchi di vecchia generazione (si pensi alle radioline di un tempo e ai piccoli strumenti digitali di oggi).
Le protesi sono costituite essenzialmente da un microfono che cattura i suoni, da un amplificatore che ne aumenta l’intensità e da un altoparlante che trasmette il suono al paziente, il tutto in spazi ridottissimi. L’amplificatore in realtà è un potente elaboratore digitale in grado di selezionare il suono utile per il paziente (parola) attenuando i rumori di disturbo che lo circondano. Si pensi ad un addetto ad un’officina meccanica in cui i rumori di fondo (attrezzature, motori) sono elevati e che risulterebbero intollerabili se amplificati o al mormorio di fondo di un’aula scolastica in cui il professore o un alunno hanno difficoltà a discriminare il parlato con problemi di concentrazione e facile stancabilità determinate dalla fatica necessaria alla comprensione delle parole.
Le protesi possono essere:
- Endoauricolari
- Intracanalari (CIC): scompaiono nel condotto e non sono visibili. Possono essere applicate se le dimensioni e la forma del condotto lo consentono. Mano a mano che la sordità aumenta possono risultare insufficienti.
- Endoauricolari propriamente detti (ITE): sono appena visibili agli altri ma sono ben accettati dai pazienti.
- Retroauricolari (BTE): l’apparecchio viene posizionato dietro l’orecchio. Oggi molto piccoli e più eleganti sono nascosti con maggiore facilità. Gli apparecchi open fitting hanno la componente endoauricolare molto piccola, cosa che ne consente l’uso anche in caso di patologia del condotto o dell’orecchio medio che controindica la protesizzazione tradizionale.
- Ad occhiale: apparecchi che fanno vibrare l’osso. Sono indicati nei pazienti con una patologia dell’orecchio esterno che controindica il posizionamento della protesi nel condotto. Oggi sono meno usati.
L’audioprotesista è lo specialista indicato per scegliere con il paziente la protesi più adeguata in base alle esigenze del paziente e alla diagnosi fatta dall’otorinolaringoiatra. La prova di protesizzazione deve essere ben fatta dall’audioprotesista e consente al paziente di rendersi conto dei benefici che può ottenere nell’ascolto con protesi.