Otosclerosi
L’Otosclerosi è una patologia dell’orecchio medio, con una incidenza familiare che si presenta non necessariamente in tutte le generazioni e determina una sordità progressiva. I sintomi iniziano a manifestarsi di solito dopo i 30 anni e sono più frequenti nelle donne.
Nella forma più comune la malattia si manifesta con un progressivo blocco della staffa (il più interno degli ossicini) che bloccata nel suo alloggiamento trasmette sempre meno i suoni all’orecchio interno. La sordità è quindi di trasmissione
Più raramente si verifica un interessamento della coclea (organo dell’udito) con una sordità neurosensoriale.
In alcuni casi, interessando staffa e coclea l’otosclerosi è di tipo misto.
Gli acufeni spesso si associano alla sordità. La loro causa non è nota e il miglioramento della sordità ottenibile con un intervento non ne determina la scomparsa o il miglioramento.
La diagnosi si fa con:
- La storia del paziente è caratterizzata da una sordità progressiva che si manifesta dapprima in un orecchio e in un tempo vario, nell’altro e dalla storia familiare della patologia.
- L’osservazione del timpano ci mostra un orecchio di aspetto normale
- Audiometria: ci consente di definire il tipo di sordità (trasmissione o neurosensoriale), la gravità, se sono interessate una o entrambe le orecchie
- L’impedenzometria che con la ricerca dei riflessi della staffa ci consente di verificare il suo blocco.
- La TAC. Oggi la TAC cone beam 3D ad alta risoluzione consente di avere delle immagini molto dettagliate di una piccola struttura come l’orecchio e le sue regioni anatomiche e di confermare l’otosclerosi, escludere altre cause di blocco degli ossicini.
La terapia che consente di risolvere l’ipoacusia è chirurgica (vedi qui). Il recupero della sordità si ottiene nel 95-96% dei casi. Solo nel 1% dei casi si può avere un peggioramento dell’udito sino alla sordità completa.
Alternativa valida per il recupero uditivo è l’uso delle protesi acustiche indicate nei casi di sordità cocleare (neurosensoriale) non operabili, nelle forme miste prevalentemente neurosensoriali, nei casi in cui il paziente non è in condizioni di poter affrontare un intervento (raro) o nel caso in cui lo rifiuti.