Muco giallo e verde dal naso valutato durante una visita otorinolaringoiatrica

Il muco giallo o verde non indica un’infezione batterica e non è un motivo sufficiente per prendere un antibiotico. Il colore dipende dalla mieloperossidasi, un enzima contenuto nei globuli bianchi che accorrono nelle vie aeree: più ne arrivano, più la secrezione vira dal trasparente al giallo e poi al verde. Succede esattamente allo stesso modo in un banale raffreddore virale, di solito fra il terzo e il quarto giorno, e il muco torna chiaro da solo mentre la guarigione procede.

È una delle convinzioni più radicate che incontriamo in ambulatorio, e ogni autunno la ritroviamo identica. Verde uguale batteri, batteri uguale antibiotico. Due passaggi logici, entrambi sbagliati.

Perché il muco cambia colore

Nelle prime ore di un’infezione respiratoria la mucosa produce molto liquido chiaro e acquoso: è il naso che cola. Poi arrivano i neutrofili, i globuli bianchi che fanno il lavoro sporco. Contengono quell’enzima verdastro, e man mano che si accumulano e si degradano la secrezione si colora e si addensa.

Quindi il colore misura una cosa sola: quanta risposta immunitaria è in corso. Non chi l’ha scatenata. Un virus può produrre muco verde brillante, e certe infezioni batteriche danno secrezioni quasi trasparenti.

ColoreCosa indicaRichiede una valutazione?
Trasparente e acquosoFase iniziale di un raffreddore, allergia, aria freddaSolo se cronico o stagionale ricorrente
Bianco e densoMucosa congestionata, muco disidratatoNo, se dura pochi giorni
GialloRisposta immunitaria in corso, fase intermediaNo, se entro i dieci giorni
VerdeMolti neutrofili degradati, fase avanzataSolo se persiste o peggiora dopo il decimo giorno
Striato di sangueMicrolesioni da secchezza o da soffiate energicheSì se abbondante, ripetuto o da una sola narice
Marrone o nerastroSangue vecchio, polveri, fumo, forme micoticheSì, sempre

Raffreddore o qualcosa di più? Le tre regole che contano

Le linee guida europee sulle rinosinusiti individuano tre situazioni in cui il sospetto di una sovrainfezione batterica diventa concreto. Una sola delle tre basta.

  • Oltre i dieci giorni senza alcun miglioramento. Un raffreddore comune dura 7-10 giorni e ogni giorno va un po’ meglio. Se al dodicesimo giorno il quadro è identico al terzo, non è più un raffreddore.
  • Peggioramento dopo un miglioramento. Stavi guarendo, poi tornano febbre, dolore facciale e secrezione densa. In letteratura si chiama double sickening ed è il segno più affidabile di tutti.
  • Esordio violento. Febbre sopra i 39, dolore facciale intenso e secrezione purulenta tutti insieme per tre o quattro giorni consecutivi fin dall’inizio.

Fuori da questi tre scenari, il muco colorato è un fatto normale di un’infezione che sta facendo il suo corso. Prendere un antibiotico non la accorcia e contribuisce al problema dell’antibiotico-resistenza, sul quale l’Italia ha fra i dati peggiori d’Europa.

Quanto dura il muco giallo

La fase colorata di un raffreddore dura in media dal terzo all’ottavo giorno. Dal decimo in poi la secrezione dovrebbe schiarire e ridursi. La tosse, invece, può trascinarsi due o tre settimane anche a infezione finita: dipende dall’ipersensibilità delle vie aeree, non da germi residui.

Il calendario quindi è semplice. Entro dieci giorni, pazienza. Oltre dieci giorni senza alcun progresso, visita.

Il naso chiuso da dieci giorni non è più un raffreddore

Quando il muco non schiarisce, la vera domanda non è quale antibiotico prendere ma che cosa sta impedendo ai seni paranasali di drenare. Con un’endoscopia nasale si guarda direttamente dentro, si vede da dove esce la secrezione e si capisce in pochi minuti se c’è un ostacolo meccanico. Al Centro ORL Curatoli la visita e l’endoscopia avvengono nello stesso appuntamento, in Via Bari 23 a Giovinazzo, a pochi minuti da Bari.

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Cosa aiuta davvero e cosa no

Funziona:

  • Lavaggi nasali con soluzione salina, meglio se ipertonica nella fase di congestione. Sono la misura con il miglior rapporto fra efficacia e rischio, e vanno fatti con volumi generosi, non con due spruzzi.
  • Cortisonico nasale, quando indicato dallo specialista, perché riduce l’edema e riapre il drenaggio.
  • Idratazione e umidità ambientale: un muco meno denso si muove e se ne va.
  • Dormire con il busto sollevato nelle notti peggiori.

Non funziona, o fa danni:

  • Antibiotici fuori dai tre criteri, inutili sui virus.
  • Vasocostrittori nasali oltre i cinque giorni. Danno sollievo immediato e creano dipendenza della mucosa: è la rinite medicamentosa, che vediamo in ambulatorio con una frequenza impressionante e che richiede settimane per essere disinnescata.
  • Mucolitici spruzzati nel naso al posto dei lavaggi.
  • Suffumigi bollenti sui bambini piccoli, per il rischio di ustione, a fronte di un beneficio modesto.

Quando il muco giallo dura da mesi

Qui non si parla più di stagione fredda. Una secrezione colorata che va avanti per settimane o mesi, con naso chiuso e calo dell’olfatto, indica un problema strutturale o infiammatorio cronico. Le cause che troviamo più spesso:

Se poi il muco lo senti scendere in gola più che uscire dal naso, con la necessità continua di raschiare, il meccanismo è diverso e lo trovi spiegato nell’articolo sul catarro in gola.

Nei bambini

I bambini in età prescolare fanno dai sei agli otto raffreddori l’anno, e a ottobre, con l’asilo appena ripreso, sembra che il naso non si asciughi mai. Nella grande maggioranza dei casi è normale e non richiede nulla se non lavaggi nasali e pazienza.

Due eccezioni che vale la pena conoscere, perché sono quelle che poi arrivano da noi dopo settimane di cure sbagliate. La prima: secrezione purulenta e maleodorante da una sola narice in un bambino piccolo, in assenza di raffreddore. Fino a prova contraria è un corpo estraneo nel naso, e va rimosso. La seconda: naso perennemente chiuso, respirazione a bocca aperta e russamento notturno, che spostano il sospetto sulle adenoidi ingrossate.

Segnali che non vanno rimandati

Alcuni quadri richiedono una valutazione rapida, indipendentemente dai giorni trascorsi:

  • gonfiore o arrossamento intorno a un occhio, o dolore ai movimenti oculari;
  • mal di testa intenso e persistente con febbre alta;
  • secrezione con sangue da una sola narice che si ripete per settimane;
  • perdita dell’olfatto che non rientra dopo la guarigione;
  • gonfiore o intorpidimento di una guancia.

Guardare dentro il naso cambia la diagnosi

Il colore del muco è l’indizio meno informativo che esista, eppure è quello su cui si decidono la maggior parte delle terapie fai-da-te. Quello che serve davvero è vedere la mucosa, i meati e il punto da cui la secrezione arriva: lo fa un’endoscopia delle vie aeree, rapida e ben tollerata. Da lì si capisce se basta una terapia medica o se il problema è meccanico e riguarda la chirurgia nasale funzionale.

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Domande frequenti sul muco giallo e verde

Il muco verde significa che serve l’antibiotico?

No. Il colore verde dipende dalla mieloperossidasi contenuta nei globuli bianchi, non dalla presenza di batteri, e compare normalmente anche in un raffreddore virale fra il terzo e il quarto giorno. L’antibiotico ha senso solo in presenza di uno dei tre criteri clinici: sintomi oltre i dieci giorni senza miglioramento, peggioramento dopo un’iniziale ripresa, oppure febbre alta con dolore facciale e secrezione purulenta per tre o quattro giorni consecutivi dall’esordio.

Quanto deve durare il muco giallo prima di preoccuparsi?

La fase colorata di un comune raffreddore va in media dal terzo all’ottavo giorno, e dal decimo la secrezione dovrebbe schiarire e ridursi. Il limite pratico sono i dieci giorni: oltre quella soglia, senza alcun segno di miglioramento, il quadro va valutato. La tosse residua può invece durare due o tre settimane anche a infezione risolta, e da sola non indica nulla di preoccupante.

Perché il muco è giallo solo al mattino?

Durante la notte la secrezione ristagna, si disidrata e si concentra, quindi al risveglio appare più densa e più colorata. È un fenomeno normale che non indica un peggioramento. Se però il muco mattutino è costantemente colorato per settimane, accompagnato da naso chiuso e riduzione dell’olfatto, il sospetto si sposta verso una forma cronica che merita un’endoscopia nasale.

I lavaggi nasali servono davvero?

Sì, e sono la misura con il miglior rapporto fra beneficio e rischio. Rimuovono meccanicamente secrezioni e particolato, idratano la mucosa e favoriscono il drenaggio dei seni. Vanno fatti con volumi adeguati, da 20 millilitri in su per narice negli adulti, non con due spruzzi: la differenza di efficacia fra uno spray nebulizzato e un vero lavaggio è notevole. Nella fase di congestione la soluzione ipertonica dà risultati migliori di quella isotonica.

Posso usare lo spray decongestionante finché il naso non si libera?

No, non oltre i cinque giorni consecutivi. I vasocostrittori nasali danno un sollievo immediato ma inducono tolleranza: la mucosa si gonfia sempre di più appena l’effetto svanisce, e si entra nella rinite medicamentosa, una condizione da cui servono settimane per uscire. È uno dei motivi di visita più frequenti nel nostro ambulatorio, e quasi sempre è partito da una confezione comprata senza ricetta.

Mio figlio ha il naso che cola da settembre, è normale?

Un bambino in età prescolare fa dai sei agli otto episodi infettivi l’anno, concentrati fra ottobre e marzo, quindi la sensazione di naso perennemente chiuso è comune e di per sé non allarmante. Vanno però valutati due quadri: la secrezione purulenta e maleodorante da una sola narice, che nel bambino piccolo fa sospettare un corpo estraneo, e l’ostruzione costante con respirazione a bocca aperta e russamento, che orienta verso le adenoidi ingrossate.

Il muco con sangue è pericoloso?

Qualche striatura di sangue in un periodo di raffreddore è comune e dipende da microlesioni della mucosa secca o da soffiate energiche. Diventa rilevante quando il sanguinamento è abbondante, si ripete per settimane oppure proviene sempre dalla stessa narice: in quest’ultimo caso serve un’endoscopia nasale per escludere lesioni locali. Anche un’epistassi che non si arresta dopo dieci minuti di compressione corretta va valutata.

Dott. Francesco Paolo Curatoli

Scritto da Dott. Francesco Paolo Curatoli

Otorinolaringoiatra

Otorinolaringoiatra con oltre 30 anni di esperienza e più di 2000 interventi di chirurgia ORL. Al Centro ORL Curatoli di Giovinazzo segue il paziente dalla prima visita all'intervento e ai controlli: chirurgia del naso e rinoplastica, otochirurgia, apnee notturne e vertigini.

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