
Le placche in gola sono accumuli di essudato biancastro o giallastro sulla superficie delle tonsille, prodotti dalla reazione infiammatoria all’infezione. Nella maggior parte dei casi l’origine è virale, non batterica: negli adulti lo streptococco beta-emolitico di gruppo A è responsabile solo del 5-15 per cento dei mal di gola con placche, nei bambini fra il 20 e il 30 per cento. Questo significa che nella grande maggioranza dei casi l’antibiotico non serve e la guarigione arriva comunque in 5-7 giorni.
Eppure le placche restano il motivo numero uno per cui una persona si autoprescrive un antibiotico avanzato nel cassetto. Il colore bianco spaventa, sembra la prova di qualcosa di grave. Non lo è, quasi mai.
Che cosa sono le placche in gola
Le tonsille sono organi linfatici pieni di piccole cripte, cioè di canali che si addentrano nel tessuto. Quando un agente infettivo le aggredisce, i globuli bianchi accorrono e all’interno di quelle cripte si raccoglie un materiale fatto di cellule immunitarie, detriti e proteine. Visto dall’esterno è una chiazza biancastra. Quelle sono le placche.
Non sono quindi un batterio che si vede a occhio nudo, ma la traccia della battaglia in corso. Ecco perché il loro aspetto, da solo, non dice chi sia il nemico.
Placche virali o batteriche? I segni che le distinguono
Nessun singolo elemento permette la diagnosi certa, ma la combinazione di quattro criteri clinici orienta molto bene. Sono i criteri di Centor, usati in tutto il mondo.
| Elemento | Orienta verso virus | Orienta verso streptococco |
|---|---|---|
| Tosse | Presente | Assente |
| Raffreddore, voce rauca, congiuntivite | Spesso presenti | Assenti |
| Febbre | Variabile, spesso sotto i 38 | Sopra i 38, a esordio brusco |
| Linfonodi del collo | Poco dolenti | Ingrossati e dolenti alla palpazione |
| Esordio | Graduale, in due o tre giorni | Improvviso, nel giro di ore |
| Età | Qualsiasi | Più frequente fra 5 e 15 anni |
La regola pratica: se c’è tosse, quasi certamente non è streptococco. Se mancano tosse e raffreddore ma ci sono febbre alta improvvisa e linfonodi dolenti, il sospetto sale e il tampone faringeo diventa utile. Il tampone rapido dà la risposta in pochi minuti ed evita settimane di antibiotici inutili.
Placche in gola senza febbre
Succede spesso e di solito è rassicurante. Placche senza febbre, con dolore modesto, puntano verso una forma virale o verso un’infiammazione cronica delle cripte tonsillari.
C’è però un caso da conoscere, perché genera molta ansia: i tonsilloliti, chiamati anche calcoli tonsillari. Sono concrezioni biancastre, dure, maleodoranti, che si formano nelle cripte di tonsille criptiche. Non sono un’infezione acuta, non danno febbre e il sintomo principale è l’alitosi che non si risolve con il dentista. Si gestiscono in modo completamente diverso da una tonsillite.
Quando servono gli antibiotici e quando no
L’antibiotico ha senso in un caso soltanto: faringotonsillite da streptococco di gruppo A documentata o fortemente sospetta. In quella situazione serve, e non per accorciare il mal di gola di un giorno, ma per prevenire le complicanze rare come la malattia reumatica.
In tutti gli altri casi è inutile e dannoso. Non agisce sui virus, altera la flora batterica, può provocare diarrea e reazioni cutanee, e contribuisce al problema dell’antibiotico-resistenza, su cui l’Italia ha numeri fra i peggiori d’Europa.
Un dettaglio che vale la pena conoscere: se le placche sono dovute a mononucleosi e viene prescritta amoxicillina, nella maggioranza dei casi compare un rash cutaneo diffuso. Non è un’allergia, ma spaventa e porta a diagnosi sbagliate che restano in cartella per anni.
Hai placche e febbre da più di tre giorni? Fatti guardare la gola
La differenza fra una forma virale che passa da sola e una streptococcica che va trattata si vede in pochi minuti, guardando la gola e facendo un tampone rapido quando serve. Al Centro ORL Curatoli la valutazione e il tampone avvengono nella stessa visita, senza doverti spostare in un secondo centro. Siamo in Via Bari 23 a Giovinazzo, a pochi minuti da Bari.
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Prenota una visitaQuanto durano le placche e cosa fare a casa
Una forma virale regredisce in 5-7 giorni, con il picco di dolore fra il secondo e il terzo. Una forma streptococcica trattata migliora nettamente entro 48 ore dall’inizio dell’antibiotico, e questo è un criterio diagnostico retrospettivo utile. Le placche visibili possono restare un paio di giorni in più rispetto al dolore: vederle ancora mentre si sta meglio non significa che la cura non funzioni.
Quello che aiuta davvero, al netto delle leggende:
- Antinfiammatori e paracetamolo a dosaggio pieno. Il dolore controllato permette di bere e mangiare, e l’idratazione conta.
- Liquidi freschi, che danno più sollievo di quelli caldi nella fase acuta.
- Gargarismi con acqua e sale tiepida, semplici ed efficaci sul fastidio.
- Riposo vocale relativo se c’è anche abbassamento della voce.
Quello che non serve: spray e pastiglie antibiotiche da banco, che non raggiungono concentrazioni efficaci e anestetizzano soltanto; propoli e rimedi d’erboristeria in sostituzione di una diagnosi; antibiotici avanzati presi “per sicurezza”.
Placche in gola nei bambini
Nei bambini fra i 5 e i 15 anni la probabilità che si tratti di streptococco è più alta, quindi la soglia per fare il tampone si abbassa. I segnali che la orientano: febbre alta comparsa all’improvviso, mal di pancia, mal di testa, assenza di tosse e di raffreddore.
Sotto i 3 anni, invece, lo streptococco è raro e le placche sono quasi sempre virali. Il bambino molto piccolo con placche, scialorrea e difficoltà a deglutire va comunque valutato con attenzione.
Un’osservazione dal nostro ambulatorio: ogni ottobre, con il rientro a scuola, le famiglie di Giovinazzo, Molfetta e Terlizzi arrivano in sequenza con lo stesso quadro, spesso trasmesso nella stessa classe. In quei casi sapere con certezza se è streptococco cambia la gestione di tutta la famiglia.
Mononucleosi: le placche che non passano
Se le placche sono spesse, grigiastre, confluenti, la febbre dura più di una settimana e c’è una stanchezza fuori misura, il sospetto si sposta sulla mononucleosi infettiva. Tipicamente si accompagna a linfonodi ingrossati in più sedi, non solo sul collo, e talvolta a ingrossamento della milza.
La conferma è un esame del sangue. Il trattamento è di supporto, l’antibiotico non serve, e per alcune settimane vanno evitati gli sport di contatto.
Quando le placche tornano ogni anno
Qui il discorso cambia. Tonsilliti ripetute non sono solo un fastidio stagionale: ogni episodio significa giorni di febbre, antibiotici, assenze da scuola o dal lavoro. I criteri internazionali indicano di valutare la tonsillectomia quando gli episodi documentati sono sette in un anno, oppure cinque l’anno per due anni consecutivi, oppure tre l’anno per tre anni.
Non è una decisione automatica: pesano anche la gravità degli episodi, le complicanze avute, la risposta alle terapie. Il quadro clinico completo lo trovi nella pagina dedicata alla tonsillite.
I segnali che impongono una visita urgente
Alcuni quadri non vanno gestiti a casa, mai:
- Dolore fortissimo da un lato solo, difficoltà ad aprire la bocca, voce impastata come se si avesse una patata bollente in gola, ugola spostata: è il quadro dell’ascesso peritonsillare, che richiede drenaggio.
- Difficoltà a respirare, saliva che non si riesce a deglutire, impossibilità a stare sdraiati: può essere epiglottite, un’emergenza vera.
- Gonfiore importante del collo con febbre alta e malessere marcato.
- Mal di gola da un solo lato che dura oltre tre settimane, senza febbre, magari con un linfonodo duro: va sempre indagato, come spiegato fra i sintomi da non ignorare nei tumori testa-collo.
Una gola guardata bene evita settimane di cure sbagliate
La maggior parte delle persone che arrivano da noi con le placche ha già preso un antibiotico, spesso quello sbagliato e quasi sempre senza motivo. Una visita otorinolaringoiatrica chiarisce in pochi minuti di cosa si tratta, e se il problema è il ritorno ciclico delle tonsilliti valutiamo insieme il percorso, chirurgia compresa. Se cerchi un otorino a Bari, siamo a pochi minuti dalla città.
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Prenota una visitaDomande frequenti sulle placche in gola
Le placche in gola sono sempre batteriche?
No, ed è il malinteso più diffuso. Negli adulti solo il 5-15 per cento dei mal di gola con placche dipende dallo streptococco di gruppo A, nei bambini fra il 20 e il 30 per cento. Tutto il resto è virale e guarisce da solo in 5-7 giorni. L’aspetto delle placche, il colore e la quantità non permettono di distinguere le due forme: servono i criteri clinici e, nei casi dubbi, il tampone faringeo.
Quanto durano le placche in gola?
Una faringotonsillite virale si risolve in 5-7 giorni, con il dolore più intenso fra il secondo e il terzo. Se è streptococcica e viene trattata, il miglioramento è netto entro 48 ore dall’inizio dell’antibiotico. Le placche visibili possono persistere uno o due giorni dopo che il dolore è passato, e non è un segno di fallimento della cura. Oltre i dieci giorni il quadro va rivalutato.
Si possono avere placche senza febbre?
Sì, ed è frequente. Placche senza febbre e con dolore modesto indicano in genere una forma virale lieve oppure un’infiammazione cronica delle cripte tonsillari. Vanno distinte dai tonsilloliti, concrezioni biancastre e maleodoranti che si formano nelle tonsille criptiche: non danno febbre, il disturbo principale è l’alito cattivo persistente e la gestione è completamente diversa.
Serve sempre il tampone faringeo?
No, serve quando il quadro clinico è sospetto per streptococco: febbre oltre i 38 comparsa bruscamente, assenza di tosse e di raffreddore, linfonodi del collo ingrossati e dolenti, età fra 5 e 15 anni. Se c’è tosse o raffreddore la probabilità di streptococco è bassa e il tampone è quasi sempre superfluo. Il test rapido dà la risposta in pochi minuti e permette di evitare un antibiotico inutile.
Le placche sono contagiose?
Lo è l’infezione che le provoca, non le placche in sé. La trasmissione avviene per via aerea e per contatto diretto con le secrezioni. Nelle forme streptococciche il contagio cessa dopo circa 24 ore di antibiotico, motivo per cui il rientro a scuola è consentito il giorno successivo all’inizio della terapia. Nelle forme virali la contagiosità è massima nei primi giorni, quando i sintomi sono più intensi.
Quando bisogna pensare di togliere le tonsille?
Quando gli episodi documentati sono sette in un anno, cinque l’anno per due anni consecutivi oppure tre l’anno per tre anni. Pesano anche la gravità dei singoli episodi, le complicanze come l’ascesso peritonsillare e l’impatto reale su scuola o lavoro. Negli adulti va considerata anche la presenza di tonsille molto grandi che ostruiscono la respirazione notturna. La decisione si prende su un quadro documentato, non su un ricordo.
Posso prendere l’antibiotico che mi era avanzato l’altra volta?
No, ed è una delle abitudini più dannose. La confezione avanzata non basta mai per un ciclo completo, il principio attivo può essere quello sbagliato per questa infezione e il dosaggio quasi certamente non è corretto. Un ciclo incompleto seleziona i batteri resistenti senza eliminare l’infezione, e in caso di mononucleosi l’amoxicillina provoca un rash cutaneo diffuso che viene spesso scambiato per allergia.
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