Otosclerosi, valutazione dell'udito per recuperare la capacità uditiva al Centro ORL Curatoli

Otosclerosi: recuperare l’udito quando la staffa si blocca

L’otosclerosi è una patologia dell’orecchio medio, su base ereditaria, che provoca una sordità progressiva. Nella forma più comune un rimodellamento osseo anomalo blocca la staffa, il più piccolo degli ossicini, che non riesce più a trasmettere il suono all’orecchio interno: ne deriva una sordità di trasmissione.

I sintomi compaiono di solito dopo i 30 anni, sono più frequenti nelle donne e spesso si accompagnano ad acufeni. Non esistono farmaci che la curino, ma la differenza rispetto a molte altre cause di sordità è importante: la chirurgia recupera l’udito nel 95-96% dei casi, sostituendo la staffa bloccata con una piccola protesi.

Otosclerosi, blocco della staffa tra gli ossicini dell'orecchio medio

Cos’è l’otosclerosi

L’otosclerosi è una malattia che interessa solo l’orecchio e ha un’incidenza familiare, anche se non si presenta necessariamente in tutte le generazioni. Consiste in un rimodellamento osseo anomalo che, nella forma più comune, finisce per bloccare la staffa nel suo alloggiamento: quando l’ossicino non si muove più liberamente, le vibrazioni sonore non raggiungono bene l’orecchio interno e l’udito cala in modo graduale.

Si parla a volte anche di otospongiosi, termine che indica la fase più attiva dello stesso processo. La malattia colpisce prevalentemente le donne tra i 30 e i 50 anni ed è spesso bilaterale, cioè interessa entrambe le orecchie, di solito una dopo l’altra a distanza di tempo.

I tipi di sordità nell’otosclerosi

A seconda delle strutture coinvolte, l’otosclerosi può dare forme diverse di perdita uditiva. Distinguerle è importante, perché orienta la scelta tra chirurgia e protesi acustica.

Tipo di sordità Cosa succede
Trasmissiva (la più comune) La staffa bloccata non trasmette le vibrazioni all’orecchio interno
Neurosensoriale (più rara) L’otosclerosi interessa la coclea, l’organo dell’udito
Mista Sono coinvolte sia la staffa sia la coclea

Agli acufeni è bene dedicare una nota: ronzii e fischi si associano spesso alla sordità da otosclerosi, ma la loro causa non è nota e il miglioramento dell’udito ottenuto con l’intervento non ne garantisce la scomparsa o la riduzione.

L’udito cala di anno in anno? Fallo valutare presto

Un calo dell’udito lento e progressivo, soprattutto se accompagnato da ronzii o se in famiglia altri ne soffrono, merita una valutazione: individuare l’otosclerosi permette di scegliere per tempo la soluzione che recupera davvero l’udito. Allo studio misuriamo l’udito con un esame audiometrico e impedenzometrico e definiamo il quadro. Chiama lo +39 080 3947 222 o prenota online.

Prenota una visita

I sintomi dell’otosclerosi

I segni dell’otosclerosi compaiono in modo graduale e sono abbastanza caratteristici:

  • Calo dell’udito progressivo lento e ingravescente, peggiora nel corso degli anni.
  • Acufeni ronzii o fischi all’orecchio che spesso accompagnano la perdita uditiva.
  • Paracusia a volte la sensazione di sentire paradossalmente meglio in ambienti rumorosi.
  • Vertigini occasionali con senso di instabilità in alcuni casi.

I cambiamenti ormonali, come quelli legati alla gravidanza o alla menopausa, possono accelerare la progressione della perdita uditiva: per questo molte donne notano un peggioramento proprio in queste fasi.

Come si diagnostica l’otosclerosi

La diagnosi nasce dalla combinazione tra la storia del paziente e gli esami strumentali:

  • Storia clinica e familiare una sordità progressiva che inizia in un orecchio e nel tempo interessa anche l’altro, spesso con casi simili in famiglia.
  • Otoscopia l’osservazione del timpano mostra un orecchio dall’aspetto normale, senza segni di infiammazione.
  • Audiometria definisce il tipo di sordità (trasmissiva o neurosensoriale), la gravità e se è coinvolta una o entrambe le orecchie.
  • Impedenzometria con la ricerca dei riflessi della staffa permette di verificarne il blocco.
  • TAC cone beam 3D ad alta risoluzione fornisce immagini dettagliate di una struttura piccola come l’orecchio, conferma l’otosclerosi ed esclude altre cause di blocco degli ossicini.

La diagnosi parte comunque da un semplice esame audiometrico e impedenzometrico. Per un approfondimento clinico affidabile puoi consultare la scheda sull’otosclerosi sul Manuale MSD.

Otosclerosi, confronto tra apparecchio acustico e protesi della staffa

Chirurgia o apparecchio acustico: la differenza

L’otosclerosi non si cura con i farmaci: nessun medicinale è in grado di fermarla o farla regredire. Di fronte alla diagnosi ci sono due strade, ed è importante capirne la differenza. L’apparecchio acustico amplifica i suoni, cioè li rende più forti per compensare il blocco, ma non rimuove il problema. La chirurgia, invece, agisce sulla causa: sostituendo la staffa bloccata risolve l’ostacolo meccanico alla trasmissione del suono.

La protesi acustica resta però la scelta indicata in alcune situazioni: nelle sordità cocleari (neurosensoriali) non operabili, nelle forme miste prevalentemente neurosensoriali, nei rari casi in cui il paziente non è in condizione di affrontare un intervento o quando lo rifiuta. La valutazione si fa sempre caso per caso con lo specialista.

L’intervento per l’otosclerosi: la stapedotomia

L’intervento di elezione è la stapedotomia, chiamata anche stapedioplastica. Consiste nel sostituire la staffa bloccata con una piccola protesi, un sottile pistone che ripristina la trasmissione del suono verso l’orecchio interno. È un intervento mini-invasivo, eseguito attraverso il condotto uditivo senza tagli esterni e in genere di breve durata, e fa parte della chirurgia dell’orecchio.

È una delle storie di maggior successo dell’otochirurgia: il recupero dell’udito si ottiene nel 95-96% dei casi. Esiste, come in ogni intervento, una quota di rischio: solo nell’1% dei casi si può avere un peggioramento dell’udito fino alla sordità completa dell’orecchio operato. Per molti pazienti il risultato rappresenta un cambiamento netto nella qualità della vita.

Affidati a un centro con esperienza nella chirurgia della staffa

La chirurgia della staffa è tra gli interventi più delicati dell’otochirurgia: si opera su strutture millimetriche e la precisione è tutto, perciò conta affidarsi a un centro con esperienza otologica specifica. Al Centro ORL Curatoli diagnosi e controlli avvengono nella stessa struttura e la stessa équipe; per gli interventi ci avvaliamo  della sede operatoria di Galatina. Per una valutazione chiama lo +39 080 3947 222.

Prenota una visita

Domande frequenti sull’otosclerosi

Cosa provoca l’otosclerosi?

L’otosclerosi è dovuta a un rimodellamento osseo anomalo dell’orecchio, su base ereditaria, che blocca progressivamente la staffa impedendole di trasmettere il suono. Le cause precise non sono note, ma è accertata una forte predisposizione genetica. I cambiamenti ormonali, come gravidanza e menopausa, possono accelerarne la progressione, e questo spiega la maggiore frequenza nelle donne.

Quali sono i sintomi dell’otosclerosi?

Il sintomo principale è un calo dell’udito lento e progressivo, che peggiora nel corso degli anni, spesso accompagnato da acufeni, cioè ronzii o fischi. Alcune persone notano di sentire paradossalmente meglio in ambienti rumorosi e possono avvertire occasionali vertigini. La perdita di udito è spesso bilaterale.

Quali sono i rimedi per l’otosclerosi?

Non esistono farmaci che curino l’otosclerosi. Le due opzioni sono la chirurgia, che con la stapedotomia sostituisce la staffa bloccata con una protesi e mira a recuperare l’udito agendo sulla causa, e l’apparecchio acustico, che amplifica i suoni quando l’intervento non è indicato o non è desiderato. La scelta si valuta caso per caso con lo specialista.

Si può guarire dall’otosclerosi?

L’otosclerosi come processo non si arresta con i farmaci, ma il suo effetto principale, la perdita di udito, si può correggere efficacemente. L’intervento di stapedotomia recupera l’udito nel 95-96% dei casi. È una delle condizioni dell’orecchio in cui la chirurgia dà i risultati migliori.

L’intervento per otosclerosi fa passare gli acufeni?

Non necessariamente. Gli acufeni si associano spesso all’otosclerosi, ma la loro causa non è nota e il recupero dell’udito ottenuto con l’intervento non ne garantisce la scomparsa né il miglioramento. L’obiettivo principale della stapedotomia è ripristinare l’udito.

L’otosclerosi è grave?

L’otosclerosi non è una malattia pericolosa per la vita e interessa solo l’orecchio, ma se trascurata porta a una perdita di udito progressiva che può diventare invalidante per la vita quotidiana e di relazione. Diagnosticarla per tempo permette di scegliere la soluzione migliore, spesso con ottimi risultati sul recupero dell’udito.

Quanto costa una visita per l’otosclerosi?

La visita otorinolaringoiatrica privata ha un costo di 120-150 euro e comprende la valutazione clinica dell’orecchio. Gli esami dell’udito necessari alla diagnosi, come audiometria e impedenzometria, vengono indicati durante la visita. Non serve l’impegnativa del medico per prenotare.

Come faccio a capire se ho l’otosclerosi?

Il segnale più caratteristico è una perdita uditiva progressiva che inizia solitamente tra i 20 e i 40 anni, spesso accompagnata da acufeni (fischi o ronzii). Un elemento suggestivo è il cosiddetto paradosso di Willis: i pazienti con otosclerosi sentono paradossalmente meglio in ambienti rumorosi rispetto al silenzio. La diagnosi viene confermata dallo specialista con esame audiometrico e impedenziometrico; in alcuni casi si aggiunge una TAC dell’orecchio.

Quali sono le conseguenze dell’otosclerosi se non viene trattata?

Senza trattamento l’otosclerosi evolve progressivamente verso una sordità sempre più marcata, che può arrivare a coinvolgere entrambe le orecchie. Con il tempo il coinvolgimento osseo può estendersi all’orecchio interno riducendo anche la componente neurosensoriale dell’udito, rendendo l’intervento chirurgico meno efficace. Per questo è consigliabile non rimandare la valutazione specialistica una volta comparsi i sintomi.

L’intervento per l’otosclerosi è doloroso?

La stapedotomia si esegue in anestesia locale con sedazione o in anestesia generale, quindi durante l’intervento non si avverte dolore. Nel post-operatorio è normale una certa sensazione di ovattamento e lieve fastidio per qualche giorno, ma il dolore vero e proprio è raro. Molti pazienti vengono dimessi in giornata o il giorno successivo, con indicazioni precise su cosa evitare nelle prime settimane (voli, sport da contatto, sforzi fisici intensi).

L’otosclerosi può peggiorare durante la gravidanza?

È un dato clinico noto che la gravidanza possa accelerare la progressione dell’otosclerosi in alcune donne, probabilmente per effetto degli estrogeni. Questo non significa che la gravidanza vada evitata, ma è opportuno che le donne con diagnosi di otosclerosi informino il ginecologo e mantengano un controllo audiologico durante la gestazione. La decisione sul trattamento viene poi valutata caso per caso con lo specialista ORL.

Dott. Francesco Paolo Curatoli

Scritto da Dott. Francesco Paolo Curatoli

Otorinolaringoiatra

Otorinolaringoiatra con oltre 30 anni di esperienza e più di 2000 interventi di chirurgia ORL. Al Centro ORL Curatoli di Giovinazzo segue il paziente dalla prima visita all'intervento e ai controlli: chirurgia del naso e rinoplastica, otochirurgia, apnee notturne e vertigini.

Profilo · Prenota una visita